Come leggere gli amperaggi dei magnetotermici senza commettere errori
La scelta dell’amperaggio di un interruttore magnetotermico non dipende soltanto dalla potenza dell’elettrodomestico o dalla presa a cui è collegato. Occorre valutare la sezione e la posa dei conduttori, la portata del cavo, la corrente di impiego, il potere d’interruzione, la curva di intervento e il coordinamento con l’interruttore differenziale. Questa guida propone una tabella pratica dei valori più comuni, chiarisce il significato delle curve B, C e D, illustra un metodo ordinato di dimensionamento e segnala gli errori che possono compromettere sicurezza e continuità di servizio. Per interventi sul quadro elettrico e verifiche dell’impianto è necessario affidarsi a un professionista abilitato secondo le norme vigenti.
La tabella degli amperaggi degli interruttori magnetotermici è un riferimento utile per orientarsi nella protezione dei circuiti elettrici, ma non va considerata una ricetta valida in ogni situazione. Il valore indicato sul dispositivo, espresso in ampere (A), deve proteggere anzitutto il cavo e solo indirettamente l’apparecchio utilizzatore. Un magnetotermico sovradimensionato può non intervenire in tempo in caso di sovraccarico del conduttore; uno troppo piccolo può invece provocare distacchi frequenti e inutili.
Che cosa indica l’amperaggio del magnetotermico
La corrente nominale, indicata con In, è la corrente che il magnetotermico può portare in condizioni definite dal costruttore senza intervenire. I valori normalmente presenti negli impianti residenziali italiani sono 6 A, 10 A, 16 A, 20 A, 25 A, 32 A e, per linee specifiche o montanti, valori superiori.
Il magnetotermico integra due protezioni: quella termica, che reagisce ai sovraccarichi prolungati, e quella magnetica, che interviene rapidamente in presenza di cortocircuiti. La sua corrente nominale non coincide con la potenza disponibile del contatore né sostituisce le verifiche richieste per il dimensionamento dell’impianto.
La regola fondamentale è semplice: il dispositivo di protezione deve essere scelto in funzione della portata reale del conduttore, considerando sezione, materiale, metodo di posa, temperatura e raggruppamento dei cavi.
Tabella degli amperaggi più comuni
La seguente tabella riassume gli impieghi tipici. Le sezioni riportate sono soltanto indicazioni orientative per conduttori in rame in condizioni usuali: la portata effettiva può cambiare sensibilmente con la posa in tubo, in parete, in canalina, in isolamento termico o in fascio con altri circuiti.
| Corrente nominale | Sezione rame spesso associata | Impiego tipico | Osservazioni |
|---|---|---|---|
| 6 A | 1,5 mm² | Comandi, piccole linee luce | Utile dove il carico previsto è contenuto e il circuito è dedicato. |
| 10 A | 1,5 mm² | Illuminazione | Scelta frequente per circuiti luce, da verificare in base alla posa e al numero di punti. |
| 16 A | 2,5 mm² | Prese ordinarie | Configurazione comune per linee prese domestiche con cavo adeguato. |
| 20 A | 2,5 o 4 mm² | Linea dedicata di media potenza | Richiede controllo accurato della portata effettiva del cavo. |
| 25 A | 4 mm² | Carichi dedicati | Adatto solo dopo verifica di linea, posa, caduta di tensione e coordinamento. |
| 32 A | 6 mm² | Piani cottura o linee dedicate | Non è una scelta automatica: va valutata anche la potenza contrattuale disponibile. |
Curve B, C e D: perché contano quanto gli ampere
Due magnetotermici da 16 A non sono necessariamente equivalenti. La lettera che precede il valore nominale descrive la curva di intervento magnetico e quindi la risposta alle correnti di spunto.
- Curva B: intervento magnetico indicativamente fra 3 e 5 volte In; indicata per carichi con spunto ridotto e applicazioni specifiche.
- Curva C: intervento magnetico indicativamente fra 5 e 10 volte In; è molto diffusa in ambito domestico e terziario leggero.
- Curva D: intervento magnetico indicativamente fra 10 e 20 volte In; destinata a carichi con elevata corrente di avviamento, come alcuni motori o trasformatori, dopo verifica tecnica.
Una curva troppo sensibile può scattare all’avvio di un carico senza che esista un guasto. Al contrario, una curva più tollerante agli spunti non deve essere usata per “risolvere” distacchi ripetuti senza capire l’origine del problema. Servono dati sul carico, sulla corrente di cortocircuito presunta e sulle caratteristiche dell’intero circuito.
Come dimensionare correttamente una linea
Il dimensionamento parte dalla corrente di impiego prevista, indicata spesso come Ib. Per un carico monofase, una stima preliminare può essere ottenuta dividendo la potenza in watt per la tensione nominale di 230 V; per apparecchi con fattore di potenza non unitario occorre considerare anche tale parametro. Questo calcolo è solo il primo passaggio.
- Identificare il carico previsto e la sua potenza nominale, distinguendo i carichi continui da quelli intermittenti.
- Definire il circuito: lunghezza, posa, numero di conduttori caricati, presenza di altri cavi e condizioni ambientali.
- Selezionare la sezione del cavo in base alla portata ammessa e alla caduta di tensione.
- Scegliere il magnetotermico assicurando il coordinamento tra corrente di impiego, corrente nominale del dispositivo e portata del cavo.
- Verificare il potere d’interruzione, espresso in kA, rispetto alla corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione.
- Controllare il coordinamento con il differenziale e la selettività con le protezioni a monte, quando necessaria.
In termini generali, il progettista o l’installatore verifica che la corrente di impiego non superi la corrente nominale della protezione e che quest’ultima non superi la portata del cavo. Vanno inoltre rispettate le condizioni di intervento della protezione contro i sovraccarichi previste dalle norme applicabili.
Esempi pratici per l’abitazione
Circuito di illuminazione
Una linea luce realizzata con conduttori da 1,5 mm² viene spesso protetta con un magnetotermico da 10 A. Tuttavia, la presenza di tratti lunghi, posa sfavorevole o molti cavi nello stesso tubo può richiedere valutazioni differenti. Lampade LED e alimentatori possono inoltre generare brevi correnti di inserzione, soprattutto su linee con numerosi apparecchi.
Prese del soggiorno e delle camere
Per una linea prese con conduttori da 2,5 mm², 16 A è una configurazione ricorrente. Non significa però che sia corretto collegare liberamente molti apparecchi ad alta potenza sulla stessa linea: bollitori, stufe elettriche, ferri da stiro e aspirapolvere possono sommare rapidamente assorbimenti rilevanti.
Elettrodomestici ad alta potenza
Forno, lavastoviglie, lavatrice, asciugatrice e piano a induzione meritano spesso circuiti dedicati. Il valore del magnetotermico va scelto dai dati di targa dell’apparecchio e dalla linea installata, non dall’idea che “più ampere” garantiscano un funzionamento migliore. La potenza impegnata del contratto di fornitura resta un limite separato da considerare.
Errori frequenti da evitare
- Sostituire un magnetotermico che scatta con uno di amperaggio superiore senza controllare cavo e carico.
- Confondere l’interruttore magnetotermico con il differenziale: il primo protegge dalle sovracorrenti, il secondo interviene per dispersioni verso terra secondo la sua sensibilità.
- Ignorare il potere d’interruzione, soprattutto in edifici con impianti complessi o vicini al punto di consegna.
- Usare una curva D per eliminare scatti dovuti a un guasto, a un sovraccarico o a un collegamento inadeguato.
- Dimenticare che prese, morsetti, scatole e conduttori devono essere idonei alla corrente prevista.
Norme, marcature e controlli essenziali
In Italia, gli impianti elettrici a bassa tensione devono essere progettati e realizzati nel rispetto delle norme tecniche applicabili, in particolare della serie CEI 64-8 per gli impianti utilizzatori. I magnetotermici modulari per uso domestico e similare fanno riferimento, tra gli altri, alla norma CEI EN 60898-1. Sul dispositivo è opportuno leggere con attenzione corrente nominale, curva, tensione nominale, numero di poli, potere d’interruzione e marcature di conformità.
Ogni modifica del quadro elettrico richiede competenza, strumenti adeguati e procedure di sicurezza. Prima di intervenire occorre togliere tensione secondo procedure idonee e verificare l’assenza di tensione; in caso di dubbi, scatti ricorrenti, odore di bruciato o segni di surriscaldamento, è prudente interrompere l’uso del circuito e rivolgersi a un installatore qualificato.











